Come scrivere? dalle regole dei classici ai percorsi “incongrui” di Antonio Tabucchi

Chi sono gli scrittori classici oggi? Goethe, risponderebbero i più avventurati, un vero “assessore al classico”. Goethe fu in realtà un grande scienziato (direzione che purtroppo la scienza non ha preso come avrete notato)
Amo Goethe sopratutto come scienziato, i suoi lavori furono di grande livello, riprendendo il concetto di “luce” da Giordano Bruno (concetto che ci servirà anche per il libro o l’opera d’arte che la sprigiona): lo considero uno dei più grandi scienziati della nostra epoca (come la scienza avrebbe dovuto procedere per essere intelligente), fu un assessore del classico nella fiorente repubblica di Weimar, purtroppo preludeva ad uno dei momenti più bui della storia recente: il Reich.

Carmelo Bene lo definisce proprio un assessore al classico inadatto a questi tempi, ed anche io l’ho obliterato nel tempo (ma non escludo di recuperarlo). Per Nietzsche il classico era una fusione tra il Barbarico e l’Apollineo.

A questi tempi più complessi, “incongrui” per usare una parola usata da Tabucchi in Notturno Indiano e L’ Angelo Nero sono più adatti i due Antonii: un Antonio Moresco e un Antonio Tabucchi (di cui ho scritto molto in precedenza, sopratutto Moresco).

Ma cos’è allora un romanzo incongruo?

Uso la parola “incongruo” perché usata da Tabucchi stesso in Angelo Nero e Notturno indiano in modo che anche chi li avesse letti può capire meglio cosa intendo per romanzo incongruo differenziandolo da un romanzo classico o scritto con le usuali regole di scrittura creativa che potete trovare in molti ambiti, per es. presso Giulio Mozzi.
Si tratta di una letteratura che ha a che fare con archetipi interiori che si ritrovano anche in altri romanzi dello stesso autore a formare un arcipelago [Viaggio nell’arcipelago di Sukov], come nel caso di Tabucchi, o di vere trilogie come nel caso della Trilogia dell’Increato di Moresco.

L’ho detto in questo video:

Ma allora come si scrive: tempi, luogo, ispirazioni, riscrittura, correzione, etc per dare proprio un’idea di una prassi o non-prassi che uno dovrebbe seguire per scrivere o non-scrivere. Quando si chiede come fare qualcosa si chiede una prassi che nel caso della scrittura in realtà non c’è. Non-prassi nel senso che un modo per scrivere in realtà non c’è, questa è la mia opinione, ma si possono dare degli stimoli a imparare.

E per quanto riguarda i generi letterari, tanto cari all’antichità (perché la letteratura doveva avere delle regole), quale scegliere?

Il genere può essere anche una griglia entro cui poi l’autore può esprimersi: come un tracciato rispetto al quale va oltre, capolavori di genere per es. che sono ricordati solo come capolavori. Più che commerciale o meno di un libro è la “luce” di un’opera, la “personalità” di un’opera: il genere puro, magari non è commerciale, ma è comunque puro esercizio, però non è detto che un buon libro non possa aver seguito un genere.
Esempio con la metafora della pittura: Arte e Artigianato: un buon libro di genere può essere buon Artigianato; un buon libro è un libro d’Arte, questo non vuol dire che in realtà nei fatti ci siano molte vie di mezzo ovviamente

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