Come pubblicare un libro? Da chi andare?

Gli studi tradizionali per me sono iniziati, in nuce, quando ho iniziato a fare glottologia all’università.

Mi vengono in mente ora i bei tempi dell’ Einaudi (anche se non li ho vissuti), lì c’era una specie di coscienza e quindi di direzione culturale: Calvino, Prezzolini, Debenedetti, [Letterati Editori. L’industria culturale come progetto di Cadioli] mentre ora è abbastanza indifferenziato, ripeto, mi sembra che possono pubblicare da Dante al calciatore…
Dal’altra parte, non perché si debba pubblicare roba elevata, ma con una radice tradizionale o almeno con una direzione “editoriale” (cioè roba postmoderna-antiumana per me vale quanto e forse peggio del calciatore, quelli cioè che dicono siamo in tempi confusi allora dobbiamo scrivere male per forza).

Oggi è tutto strano e diversificato.

C’è l’editoria tradizionale: la cosiddetta editoria indipendente, poi c’è la grande editoria, ma entrambi non si differenziano per qualità: propongono testi indicibili dalla Divina commedia ai calciatori. Quello che conta è come lavorano tra di loro e con l’autore, come dici giustamente. Forse i piccoli editori hanno più attenzione a volte, ma appunto, non è detto.

Il digitale permette di pubblicare con Isbn come su Blurb.com, il libro ti arriva a casa con appena cinque euro però pubblicano esattamente il file che gli mandi, poi sta a te distribuirlo, promuoverlo, pensarlo, insomma, non c’è niente dietro che pensi un’ idea di cultura o cos’altro.
Quindi chiaramente si dovrebbe vedere da caso a caso. Per questo faccio video, anche per chiarire a me e gli altri questo, e magari trovare pubblicazione…
ma credo che prima o poi il vento cambierà, perché la gente si disaffezionerà anche ai grandi editori che pubblicano la stessa roba degli altri… nel frattempo si prova…
su questo avevo letto vari libri tra cui “Editoria. Un’industria dell’ artigianato” di Mistretta e “Letterati Editori. L’industria culturale come progetto” di Cadioli, stesso motivo per cui seguivo i lavori di Giulio Ferroni

Ma secondo un utente del mio canale youtube:
“Non è vero che non ci siano case editrici piccole o medie che non siano di livello: devi sempre vedere come lavorano all’interno della redazione, quale distributore possiedono (ce ne sono di piccole con distributori come PDE e Messaggerie) e che capacità di far filtrare a livello di critica un libro pubblicato. Non è vero che sia impossibile farsi leggere da grosse case editrici in poco tempo (a patto di avere un buon mediatore). Non è vero che si spendono dalle 5000 alle 10000 per fare un salto di qualità. E purtroppo non è vero che libri pubblicati con Alibrandi/Albatros/Aletti/Il Filo, possono funzionare, perché non se li caca (scusa la disfemia) nessuno, hanno scarsa o nulla distribuzione. Coloro che lavorano con questi editori non possiedono la benché minima capacità di differenziazione tra talento e non talento, cultura e non cultura, etc. Pensa che un poeta di mia conoscenza mandò (per burla) ad Aletti un testo tratto dalla Divina Commedia che a loro piacque molto e complimentandosi proposero una pubblicazione; nel tuo caso, son certo, che non conoscano neanche la figura e l’opera di CB.”

Alcune letture:
L’Officina della Parola e Oracolo Manuale di Giulio Mozzi
Editoria. Un’industria dell’ artigianato di Mistretta
Letterati Editori. L’industria culturale come progetto di Cadioli
Giulio Ferroni: La letteratura Italiana. Proviamo a Ripensarla? : https://www.youtube.com/watch?v=EVTjfDw4t1c

Ne ho parlato in una live su youtube:

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