Thomas Mann e Carmelo Bene (da Nietzsche alla soluzione heideggeriana)

Thomas Mann, lett. Tommaso Uomo, mi sembra dare risposta alla domanda di Tempo niciana e quindi beniana (mi riferisco a Carmelo Bene) in cui si recupera un tempo, sì di decadenza, ma un Tempo (declinava la luminosa Repubblica di Weimar verso la seconda guerra mondiale), con la lezione di Heidegger, filosofo che Bene odiava, ma che risolse in un certo modo gli interrogativi lasciati in sospeso da Nietzsche.

Il romanzo nasce come propagazione mnemonica di qualcosa; trasmissione di un fuoco. Memoria del fuoco. Finché questo fuoco viene raccontato si parla ancora di letteratura e non informazione, fiction o reportage.
Potreste dire, a questo punto, ma il fuoco cos’è?
Il fuoco è la tradizione. Si può averne quindi, come dice Giorgio Agamen, solo memoria (e quindi racconto) perché nei fatti non si manifesta più, ma è pur sempre meglio che negare la tradizione in favore di un modernismo contro-naturale (dove guadagnano i soliti noti, questo lo aggiungo io, non persone, ma entità sovrastatali).

Una idea che affratella inaspettatamente coloro che rinunciano e coloro che agiscono ciecamente.

E’ questo che esprime secondo me l’opera di Thomas Mann. La decadenza alla fine di una grande famiglia, seppure la grandezza è lontana, il suo racconto è già grandezza, è già memoria, non dispersione della memoria. Questa condizione la descrive esattamente nel Tonio Kroger, ed è a mio parere una condizione autentica che si lega alla tradizione preferibile al classico spaesamento di matrice postmoderna puramente sentimentale, come per esempio Anversa di Roberto Bolano (autore culto nel nostro tempo, seppure deceduto), ma godibile.

Thomas Mann al contrario di Bolano e anche di Carmelo Bene (lui si voleva opporre al Tempo), riscopre il Tempo e il senso del Tempo. Sopratutto lo fa nel romanzo suo che ci si mette più tempo appunto a leggere: La montagna Incantata. In verità è uno dei suoi primi lavori, seguiti dai racconti più brevi (il realtà La montagna Incantata stessa iniziò come un racconto breve, da cui poi si sviluppò tutto il famoso romanzo): Cane e Padrone, Mario e il Mago, Disordine e dolore precoce (in cui sembra di risentire come tematiche e stile i Buddenbrook).

Ovviamente lì si parla di famiglie fine Ottocentesche (La montagna Incantata è del 1924) e il discorso per l’oggi sarebbe quindi diverso.

Giorgio Agamben: Il fuoco e il racconto: https://amzn.to/2UabBPW

Della letteratura come fuoco trasmettibile agli altri ne parlò recentemente (nel 2012) Antonio Moresco, un importante scrittore di cui ho parlato qui.

Carmelo Bene, come dicevo, si iscriveva anche lui nella tradizione (non essendo un contro-tradizionalista) ma in maniera, se mi passate il termine “impossibile”: per lui la tradizione andava smantellata per ritornare all’origine (progetto un tantino ambizioso), lui era appunto nell’ “impossibilità” di descrivere e sperimentare il fuoco suddetto, ma ne mantenne di fatto viva la memoria o la non-memoria per dirlo con le sue parole. Per lui infatti il Tempo cessa di esistere nella sua storicità (era infatti contro la storia come divenire).

Ecco il mio video su Thomas Mann e Carmelo Bene:

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