Aureliano Buendia, creato da Gabriel Garcia Marquez in Cent’anni di Solitudine

La storia è narrata da un invisibile (per gran parte del romanzo) ultimo capostipite della genìa Buendia.
I segreti non si possono comunicare, non già perché non si vuole e perché sono segreti, ma anche perché sono proprio in quella parte incomunicabili. Lì dove falliscono a comunicarli molte filosofie, si avvicinano di più racconti e letteratura, oppure misticismo ed esoterismo.
E’ il caso di Cent’anni di solitudine, che pur prendendo in giro l’esoterismo del protagonista Jose Arcano Buendia coi suoi alambicchi nello sperduto villaggio di Macondo, affonda una lancia alla scienza moderna, e spezza una lancia a favore del buon senso familiare (in questo un po’ bigotto) nella figura di Ursula. Un romanzo che fa contenti tutti e servirà a tutti in modi diversi (forse nessuno ci leggerà quello che ci legge un altro): torniamo alla incomunicabilità di alcuni segreti. La letteratura comunica, la scienza impone e dimostra, il buon senso esiste (a volte genera mostri a volte no).
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