L’uomo in trappola da Kafka, ai Cohen: un giorno di ordinaria follia.

La gabbia… La gabbia… Ma che dico Kafka con l’imperscrutabilità del Signore del Castello?
Kafka si sveglia scarafaggio e la gabbia allora sarebbe anche un lusso… Ma la gabbia è da secoli tangibile.
O più semplicemente e vicino a noi il film Fargo (1996), da cui poi la famosa serie tv, dei Fratelli Cohen dove il povero individuo (il protagonista) si ritrova intrappolato in un’america liberale, schiacciato tra tutti i poteri meno il suo (svuotato): i poteri economici della generazione precedente (il suocero). Ma ce ne anche per la donna, inebetita, accusata di ricattare l’uomo con la gravidanza e portata via da rapitori assoldati dal marito mentre guarda inebetita appunto la televisione facendo a maglia. Insomma l’idea di un mondo in cui ci si batte per i diritti sbagliati: cool, arcobaleno, merci, prezzi. In questo mondo di maschere e violenza il denaro, la truffa e quindi l’individualismo apolide sembrano l’unica scappatoia verso la libertà, mentre in realtà ne sono la causa. (Per tralasciare in questo bellissimo film le citazioni a Kubrick come nella scena della distruzione della porta tratta da Shining e nella stessa memorabile scena [min 18] anche omaggio alla scena della doccia di Psycho di Hitchcok)
L’ordine imposto in sostanza è: fotti il prossimo per non essere fottuto. Il fottitore quindi il ladro diventa un’eroe positivo perché può godersi i suoi soldi in solitudine nella tristezza apolide di un albergo, sempre scappando e sempre in viaggio per qualche posto.

Hanno bisogno di noi perché noi acquistiamo. Tutta qui la nostro liberal-libertà, come in un Una giornata di ordinaria follia (1993), film ispirato da un racconto di Bukowski, in cui il protagonista per un semplice capriccio di libertà, unico tra zombie, fa una strage per un frittella a colazione ordinata troppo in ritardo. L’uomo in trappola.

Tutto questo controllo è appunto orchestrato dall’ordigno liberista di fake news, manipolazione, con la colpa dell’assenza di consapevolezza da parte dell’individuo, quando almeno l’imposizione non è violenta.
D’altro canto questo genere di film non fa altro che dare un alibi, cioè far sentire a posto la persona che lo guarda, che alla fine questo sistema orrendo sia anche sopportabile e magari cinematograficamente, esteticamente tollerabile.

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