La dittatura a suon di hastag (con buona pace di Michel Foucault)

E’ chiaro che se: apri tv, facebook, google, youtube c’è il segno del coronavirus non hai scampo, ci hanno messo quasi cinquant’anni a mettere su questa impalcatura, adesso funziona per loro. Alcuni esempi: l’account che segui obbligatoriamente su Instagram denominato “Io sto a casa”; il doodle odierno di google di tipo terroriristico (andate a vederlo), le mosse fake di facebook.

Conte annuncia le sue cose con diretta Facebook decide sulla nostra nazione, basterebbe spegnere il pc e mandare a casa Rocco Casalino per liberarci di questi impostori.

E sì perché i discorsi di Conte su facebook sono scritti dal premiato sceneggiatore del programma “Grande Fratello” su italia uno. Ora sorge spontaneo chiedersi: questo esperto di comunicazione, Rocco Casalino, quali titoli ha per capire quali negozi chiudere e quali no?

Che fai, hai uno strumento così e non lo usi? Google e gli altri social, per investimenti, hanno aspettato di vedere la risposta della popolazione per non mettere a rischio la propria reputazione, poi anche lì sono partiti, simboli, doodle e chi più ne ha più ne metta.

Per questi personaggi, si sa come e perché è più importante limitare le libertà e chiudere le librerie e biblioteche, piuttosto che diventare consapevoli.

Per approfondire:
Mio video: https://youtu.be/7nSm6t-nJn8
Libri di Michel Foucault: https://amzn.to/2wt7A0q

Bisogna chiedere quindi al governo alcuni chiarimenti fondamentali: perché Conte fa i suoi discorsi di sera in diretta facebook a camere chiuse? Se glieli scrive Rocco Casalino che titoli ha per capire cosa chiudere e cosa no? Come la gente accetta ordini da un social network, adesso che anche google, facebook e instagram dopo la prova a fuoco sul popolo hanno capito che non ci sono problemi di reputazione ed hanno iniziato ad investire con account, doodle, avvisi?

Fatemi indovinare, stando a casa, starete/ staremo anche parecchio sul cellulare, proprio la dove tutto preordinato stanno avvisi in qualunque sito e social network a colonizzare oltre che le nostre tasche il nostro immaginario.

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