“Lo Straniero”, di Albert Camus

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Un libro che probabilmente in ogni epoca lascerebbe uno squarcio dentro a qualcuno. Lo straniero di Albert Camus. Avevo già parlato della Peste nel mio blog precedente e parlerò del Caligola, opera teatrale a cui Camus diede gratuitamente i diritti a un giovane mai esordito Carmelo Bene, favorendone l’ascesa, quando nel ’59 ne aveva sospese le rappresentazioni in Italia.

Un libro che mi ha favorito molte riflessioni, molte implicite nel racconto ben congegnato di Camus altre esplicite, ma espresse in non più di una riga da Camus che nello Straniero è sintetico e va dritto al punto.
Ormai persino i meme raccontano che un uomo (lo straniero) decide un giorno per risolvere le noie della vita di uccidere un arabo. C’è poco da ridere, secondo me: intanto vediamo qualche coordinata: Lo straniero è scritto nel ’43 quindi durante la Seconda guerra mondiale, il razzismo era tragicamente schiantato sugli ebrei, semiti quanto gli arabi, e sicuramente Camus reagì in questo modo. Qui il libro: https://amzn.to/38YETWL

Si tratta infatti di un un semplice uomo, straniero francese ad Algeri (Algeri era comunque francese al tempo ed era la città in cui Camus era nato) che ci informa in prima persona, telegraficamente, della morte di sua madre. Prende un giorno di ferie dal lavoro e si dirige all’ospizio dove il direttore, pur conoscendo quello che si dice (che si un insensibile per aver lasciato la madre all’ospizio) lo capisce e sa che non aveva molti soldi. Qui il libro: https://amzn.to/38YETWL

Si apre la scena importante del corteo che l’uomo segue per trasportare la bara fino al paese: sente la sensazione, che ritornerà più volte nel libro, di una sorta di nausea sartriana dovuta al sole in testa e all’odore della vernice e dell’asfalto colpiti dal sole.

L’uomo torna alla sua vita. Va al mare insieme alla bella Marie e al cinema col collega Emmanuel. Nel suo condominio segue le vicende di Raymond, che sembra un tipo simpatico, ma picchia le prostitute e il nostro uomo finisce a testimoniare a suo favore perché lui glielo aveva chiesto. Non si pone il senso delle sue azioni perché dal suo punto di vista non ne hanno. Raymod gli dice anche di tenere d’occhio l’arabo, fratello della prostituta. Qui il libro: https://amzn.to/38YETWL

Poi Raymond lo invita con Marie ad una casa al mare e qui asfissiato dal caldo e dopo una rissa con gli arabi a cui partecipano tutti gli uomini tranne lui deve andare dalle donne a spiegargli che Raymond e l’altro sono dal medico. Asfissiato dalle urla delle donne torna in spiaggia dove il sole lo cuoce sempre di più finché non trova una fonte d’acqua, alla cui ombra si riposa l’arabo. Lui, che forse vuole anche avvicinarsi a bere, gli spara.

La seconda parte è dedicata alla prigione e al processo, dove il giudice dice sostanzialmente che se si affidasse a dio lo perdonerebbe. Ma l’uomo che non può che dire la verità dice che non crede perché sarebbe per lui falso dire che crede. Qui il libro: https://amzn.to/38YETWL

Questa è la trama che dice già tutto. L’uomo è un indeciso, non riesce a dare valore alle cose della vita, per lui la morte è normale e molte cose sono simili, questo lo porta a uccidere per chissà quale motivo in realtà (?) un uomo che non c’entra niente descritto con gli occhi neri e una strana tuta luccicante, ma gli fa paura: il simbolo dell’altro, l’arabo, il diverso. Come dicevo lo sterminio degli ebrei, nel momento in cui scrive, era alle porte.

Sul finale: lo straniero viene processato, da un insieme di giurie, avvocati, procuratori. Accetta le cose così come sono finché si accorge che pur essendo giudicato colpevole, lui è vivo perché giudicato da una platea di morti.

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