Cees Nooteboom: viaggiatore e scrittore olandese

Bisogna pensare ad un Tabucchi nederlandese. Non è facile. Ma anche Cees Nooteboom [pron. Keis Notebom] è un giornalista, viaggiatore e amante dei luoghi dove arriva. Come Tabucchi (e Camus) un perenne straniero (estraniato) che sente suoi più i luoghi esteri che quelli della sua patria. Infatti mentre Tabucchi è morto nella sua patria d’adozione Lisbona, Nooteboom si è trasferito attualmente nell’isola di Minorca, dove contempla la natura, i ricordi della propria vita (inviato come giornalista ha assistito ad eventi storici come la Seconda guerra mondiale, il maggio francese nel ’68 e la caduta del muro di Berlino nell’ ’89) e gli stimoli letterari, che fusi insieme creano questo particolare genere (natura, vita, letteratura) che sono i suoi libri/resoconti di viaggio/romanzi. Il viaggio è quasi sempre presente, a volte in forma di diario come in 365. Il libro dei giorni, Iperborea, 2019, a volte come reportage in Il suono del suo nome. Viaggi nel mondo islamico, Ponte delle Grazie, 2012 altre volte come vero e proprio romanzo come in Perduto il Paradiso, Iperborea, 2006.

Tutti i libri dell’autore: https://amzn.to/2tW67OI

Il suo modo di scrivere oltre ad essere denso e onirico mostra uno scrittore ossessionato del sogno e della riflessione apparenza-realtà.

Si definisce, prima che un romanziere o un saggista, un poeta; e in effetti la sua si può definire una prosa poetica, mentre le poesie, raccolte in Luce ovunque (2012-1964), Einaudi, 2016, e L’occhio del monaco, Einaudi, 2019 sono dense e piene di spiritualità laica, aspetto religioso, pur essendo lui agnostico, che ritorna anche nella sua prosa forse collegabile col fatto che è stato educato da giovane molto tempo presso dei monaci.

ti risponderò appena possibile