Non ho mai visto Antonio Moresco e Carmelo Bene insieme nella stessa stanza

Non dico che Antonio Moresco e Carmelo Bene siano la stessa persona, dico che nessuno li ha mai visti insieme nella stessa stanza.

Fatto salvo le numerose differenze caratteriali (Moresco depresso-tendente e Bene ossessivo-tendente e più sanguigno, almeno nelle rappresentazioni artistiche che hanno fatto e fanno di se stessi) e professionali (Moresco scrittore e tentativo politico, Bene attore e scrittore al di là della politica e della storia) e il fatto che dei due solo Moresco è in vita e Bene appartiene al passato recente (anni ’60-’90), entrambi vogliono (politicamente, ideologicamente o solo vitalmente) aprire quelle “fessure” (Moresco), spazi di libertà dalla “storia” e dallo “Stato” (Bene) per arrivare ad uno spazio “esploso” (Moresco), primigenio, innocente, libero dal male, che non corrisponde a criticare socialmente maschere e costumi borghesi, ma ad affrancarsi completamente da loro e dalla stessa esistenza di “immagini” (Bene), di antinomie tra vivi e morti (Moresco e Bene) per essere davvero “al di là della storia” (Bene), per essere senza confine nel mondo dei vivi e nel mondo dei morti (Moresco nel suo ultimo Canto di D’Arco), alla ricerca di una particolare levità.

Inutile dirlo: entrambi insofferenti alla mondanità letteraria o teatrale e alla critica (che Bene non accettava se non quella degli “spettatori estetici” che poi più che criticare devono semplicemente abbandonarsi a ciò che succede nell’arte).

Un caso di “reincarnazione” ravvicinata ed esatta come poche se si considera anche l’approdo finale delle loro riflessioni: il suono, la phonè (nelle parole di Bene, che in greco significa suono).
Per Bene in modo ancora più evidente e dichiarato “tutta la storia è storia della phonè”, vero refrain a cui l’artista continuamente ritorna e dove sembra trovare una via di fuga, una pacificazione, un attimo di equilibrio tutta la sua riflessione. Moresco dice (nello Sbrego) di scrivere come parla e senza rileggere mai i suoi testi, perché non sappiamo cosa sia fare letteratura e sappiamo che questo può essere uno dei modi, se non altro un modo in controtendenza alla non desiderabile letteratura attuale. Moresco, ancora in vita, ha ancora tempo per stupirci e farci capire nuove cose su questo punto e a noi spetterà vedere dove arriverà la sua riflessione se allo stesso punto di Bene o ad altre cose. A quanto so, comunque, Antonio Moresco non è attualmente consapevole di questa sua somiglianza o ad ogni modo non ha mai nominato in dichiarazioni pubbliche di mia conoscenza il nome di Carmelo Bene, strano, anche perché è un personaggio certo, del passato recente, ma che sta avendo anche una riscoperta sui generis e dal basso sui social network.

Senza contare il fatto che a tornare sono anche piccole particolarità,per esempio l’opinione che avevano di Pirandello e Maradona. Moresco dedica a questi due personaggi un capitolo di L’adorazione e la lotta dove esprime la stessa opinione di Bene in merito a Pirandello: un importante smascheratore dei costumi novecenteschi e delle maschere individuali che indossiamo, ma poi invece di aprire uno spazio di libertà, va sulla critica sociale e sociologica creando una trama (come nel Fu Mattia Pascal) interessante, ma per nulla sperimentale. Entrambi danno più rilievo al calcio (Bene nel Discorso su due piedi) e in particolare a Maradona che ha riservato più perle atletiche e anche nelle interviste di certi scrittori, tra questo Moresco annovera quando Maradona dice che per vedere gli altri giocatori alla luce con chiarezza prima bisogna saper giocare a calcio anche da soli, al buio.

Libro che sto leggendo di Antonio Moresco:

Libro in formato cartaceo: https://amzn.to/39np50J

Mio video sugli “Esordi” di Antonio Moresco: https://youtu.be/oacQiHqGpog

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