Antistrutturalisti italiani: Carmelo Bene e Antonio Moresco

Entrambi per esprimere il concetto di esaurimento delle forme del ‘900 e successiva necessità di rivoluzionarle, esordendo nuovamente (Moresco con Gli Esordi) o addirittura superando qualsiasi forma (Carmelo Bene con Nostra signora dei Turchi) usano il concetto e il termine di ‘esplosione’.

‘Dante ha un debito, confessato del resto, nei confronti di Arnaut Daniel che rimane tuttora il mio poeta-trovatore preferito, nonostante i noiosi gli rinfaccino certa “meccanicità” nei “richiami” da una stanza all’altra, la sua strofa provenzale quanto mai matematica che sconfina nel “virtuosismo” (e non si dovrebbe comunque trascurare che i versi trobadorici si cantavano con accompagnamento di liuti ecc.). Ma il suo artificio è un fuoco d’artificio e tuttavia essenzialissimo, di parola esplosa, campita da un lato, e dall’altro anche campata in aria. Daniel è nobilitato da una grazia irripetibile che ne fa a tutt’oggi “lo miglior fabbro”.’ (Carmelo Bene nella Voce di Narciso)

E sempre lì: ‘Affrancato dal tempo, il teatro della trinità aristotelica è, finalmente (dopo millenni), esploso, per convertirsi (sperdersi) nel non-luogo del teatro, oltre “questo” e/o “quel” modo: ricerca di ciò che non si vuole trovare (che si vuole non trovare, per scongiurare il reperto del trovarobato linguistico che squalificherebbe l’impossibilità della ricerca nel poverismo artistico del modo, nel possibile storico della testimonianza e della critica)’.

In Moresco il termine ricorre di continuo come un’esplosione che apre un varco (una parete di luce, come il suo omonimo saggio), che apre una fessura per superare un varco dimensionale (come succede in Canti del caos) o passare dalla città dei morti a quella dei vivi e viceversa (in L’addio e Canto di d’Arco); sopratutto all’inizio nel suo ‘epistolario esploso’: Lettere a Nessuno, il suo lavoro più teorico: ‘nelle dolorose operazioni di modificazione di tutte le strutture e le forme del mio stesso cervello, mentre so bene che le funzioni e le forme stesse della scrittura sono ormai esplose, azzerate, e che tutto questo fiorire inerziale e lattiginoso di testi, tra il quale non si apre per me alcuna fessura o possibilità’

Libri di Bene (Carmelo)https://amzn.to/2rcos8P

Libri di Moresco (Antonio)https://amzn.to/2ObyYWK

Sempre lì spiega: ‘Gli esordi o Canti del caos, forse anche perché ti veniva tolta una struttura di interpretazione della realtà a cui sei abituato (ma che a me sembra – scusa la franchezza – questa sí autoreferenziale, funzionale, letteraria, moralistica, consolatoria e di testimonianza rispetto alla sfida che viene invece posta allo scrittore dalla realtà esplosa e quasi senza retroterra di questi anni)’.
Si riferisce di nuovo alle forme, alle strutture, e alla scrittura. Un imparentato antistrutturalista di difficile collocazione come Carmelo Bene per cui ‘la parola scritta è il morto orale’.

Libri di Bene (Carmelo)https://amzn.to/2rcos8P

Libri di Moresco (Antonio)https://amzn.to/2ObyYWK

Ho fatto un confronto tra i due oltre che su youtube anche in un mio altro articolo: https://libriindie.com/index.php/2019/11/23/carmelo-bene-vs-antonio-moresco/

A loro due ho quasi interamente dedicato un mio saggio: “La difficoltà di emergere” che trovi qui: https://libriindie.com/index.php/3040-2/

ti risponderò appena possibile