Spessore storico di un’opera e critica mortifera – gli Scritti Insurrezionali di Antonio Moresco e Carmelo Bene

Si può scrivere solo della propria esperienza di lettura di uno scrittore come se fosse vivo. Secondo Antonio Moresco (autore della trilogia gli Esordi, i Canti del Caos, gli Increati) l’unico modo sarebbe dialogare nel presente da pari a pari, l’unico modo cioè per capire o criticare la letteratura. Così spiega nei suoi Scritti Insurrezionali. Una posizione originale, ma sorgono a questo punto delle domande. Qui i suoi scritti migliori da Amazon: https://amzn.to/2rajWYq.

È la stessa teoria del lettore/spettatore estetico che auspicava Carmelo Bene, e prima di lui Nietzsche? Quasi. Entrambi (Carmelo Bene e Antonio Moresco) hanno avuto problemi con i critici e lo stato: gli stavano troppo addosso e non capivano il loro lavoro. Allora, per Carmelo Bene il critico/lettore ideale era un grande artista: solo il grande artista è capace di capire il grande artista.

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Per Antonio Moresco (nostro contemporaneo vivente) la faccenda è simile, solo che la teoria si abbassa, è meno elitaria: partecipiamo tutti al mondo della letteratura e i grandi ci parlano adesso attraverso i loro scritti del passato. Qui gli scritti di Antonio Moresco: https://amzn.to/2rajWYq

Ma questo non può eliminare lo spessore storico di un’opera? Moresco non è incosciente del fatto che un’opera sia stata scritta in un determinato contesto passato. Anzi, proprio perché il grande scrittore del passato è stato un grande uomo-scrittore nel presente di quel passato, può essere letto solo come una cosa viva, come era.
Quindi tutte le letture critiche che tentano di cristallizzare un’opera o uno scrittore con rispetto vanno in realtà contro la volontà di quello scrittore. Qui i migliori libri di Antonio Moresco da Amazon: https://amzn.to/2rajWYq.

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