Antonio Moresco, un autore ‘sensazionista’ o visionario?

Gli Esordi sono un lavoro post-moderno definito visionario in un saggio (Uno scrittore visionario). Non credo però che si possa definire visionario facendo riferimento ai poeti maledetti. La visione proposta da Moresco è più una sensazione che una visione, una sensazione di lynchiana memoria (Lynch regista, mentre non trovo romanzieri a cui paragonarlo se non forse Carmelo Bene per un certo uso del suono).

La lettura di questa trilogia (gli Esordi, Canti del Caos, gli Increati) deve essere veloce senza perdersi nelle numerose storie secondarie, ma prestando solo attenzione all’insieme della metrica, del ritmo, della sintassi, che pongono l’accento su alcune parti del romanzo particolarmente evocative di sensazione che in un cammino lungo la trilogia l’autore ci vuole somministrare.

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Antonio Moresco, intellettuale discusso, tentativo politico finito male, è uno scrittore, diventato tale in tarda età e salutato meglio in Francia col suo Pètite lumiere. Qui il libro in italiano: https://amzn.to/373UgND

Che lo si voglia paragonare al piccolo principe, pensando a Saint Exupery o a Leopardi, non si sbaglia, infatti Moresco è stato per tanto tempo un personaggio ‘maledetto’, sotterraneo, che scriveva della ‘coscienza di specie’ su riviste a poca tiratura (un’evoluzione della coscienza di classe?).

Quando finalmente (dopo i racconti di Clandestinità per Bollati Boringhieri) esordì con le Lettere a Nessuno con Enaudi ci si poteva aspettare una coraggiosa svolta intellettuale.

A dispetto di queste premesse Antonio Moresco è uno scrittore più visionario, fiabesco che non politico (anche se continua a scrivere panphlet come Il grido in cui motiva poco le sue posizioni che forse vanno lette in chiave immaginifica).

I suoi racconti e romanzi brevi, come Fiaba d’amore e la Lucina, vivono in un’atmosfera povera evocata solo dal ritmo, dalla musica delle parole, che sono la sua cifra stilistica. Romanzi più impegnativi sono gli Esordi, gli Increati e I Canti del Caos, universi immaginari sempre minimalisti quanto folli, da leggere se si accetta fin da subito questa contraddizione: l’autore non dipinge i suoi universi, li stilizza solo evocandoli postmodernisticamente con la musica/sintassi delle sue parole. Qui la Fiaba d’amore: https://amzn.to/33PInJ2

Qui un mio podcast su di lui: https://youtu.be/qzhgjNiZseM

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