Nostra Signora dei Turchi, un romanzo poetico

Chi sono i Turchi non si sa, ma in questo romanzo onirico e nevrastenico accade davvero di tutto. Un moderno Charlot, il protagonista, esteta ma continuamente infortunato, nel paesaggio decadente tra Otranto e Santa Cesarea.

Sta in casa ad immaginare, coglie rose, si contraddice, vede apparire delle Sante, ma prodigarsi per loro non serve a niente, lo porta solo a ferirsi. La sua storia è legata a quella dell’imponente Palazzo Moresco, barocco come il linguaggio del protagonista.

Il protagonista non si accontenta di tre donne, che gli fanno solo freddo e incapacità di provare piacere: una serva, Flavia; una Santa, Margherita, una vicina di casa grassoccia, forse la migliore per una vita ‘sana’: Flora, non a caso si chiama come la Natura.

Il finale è tragico e si chiude come l’inizio, come se si concludesse un immenso sogno:

Mattinata piovosa, le arcate come rondini allineate, ali aperte le bifore animate, il palazzo moresco se ne va. Rimpatria dove sono altri stormi di follie, si autentica incastrato in una via popolare di Tunisi, dimora inconsapevole a eccezionali vicende ordinarie. Se ne va, galleggiando sull’acqua, corroso dalle obiezioni occidentali, santuario vagante alla ricerca di sacerdoti sempre che lo inventino, incurante del pubblico africano. E dove toccherà la sponda, oltremare, starà naturalmente, come non se ne fosse mai staccato. E i turchi lo abiteranno a poco prezzo. Dormi, cambiamo i fiori. Se non fossi un palazzo mi crederebbero! “Flora! Flora!” disse una voce tra le arcate. Guardò in alto. E c’era lei tra i gigli rossi, dentro una veste che scuoteva un tappeto. Attonito, la seguì rientrare. Affacciata era segno che s’era già levata. Vergognandosi e no di trattenerla ancora a letto, ci mancò poco che silenziosamente, quanto bastava a che non fosse udito, ci mancò poco che la chiamasse: “Signorina…!” “Si sono svegliati, Flora… Vestiti e vattene!” disse piano scoprendo il lenzuolo deserto. Non c’era nessuna Flora. Oppure s’è vestita e se n’è andata.

Vi importa anche l’autore? Carmelo Bene. Qui per il libro.

Controindicazione: è un romanzo denso di citazioni, già alla seconda pagina cita Des Essenteis, protagonista di Controcorrente di Huysmans. Il linguaggio è abbastanza difficile, ma se non si vuole capire tutto, si capisce cosa vuole esprime; una caratteristica tipica di Carmelo Bene.

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