Umberto Eco, un celebre erudito e Il nome della rosa

Umberto Eco è un abile traduttore (Dire quasi la stessa cosa), tutt’oggi consultato dagli studenti (Come si fa una tesi di laurea) era un un accademico scopritore della semiotica moderna (Trattato di semiotica generale) divenuto popolare nel mondo per Il nome della rosa, thriller fantastorico. Era anche autore e conduttore di trasmissioni televisive e radiofoniche, sia erudite che comiche (i libri, per es. i due Diari minimi).
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Era un medievalista e erudito di tutta la storia e le lingue (latina e greca in particolare) e seguace della filosofia pragmatista di Peirce. Questo lo portò a scrivere romanzi fanta-storici o appartenti alla teoria del complotto (Sul complotto. Da Popper a Dan Brown, I limiti dell’interpretazione) come Baudolino, Il pendolo di Foucault, L’isola del giorno prima e in un certo senso anche nel Nome della rosa dove finge di trovare un manoscritto, pretesto tipico già nei Promessi Sposi di Manzoni.

La sua scrittura è molto ricercata, colma di citazioni dotte e usa neologismi e latinismi (un es. abrupto nelle prime pagine del Nome della Rosa). Da alcuni è considerato più eccellente nei saggi che nei romani e per altri i suoi romanzi sono veri e propri saggi, a causa delle molte informazioni culturali che ci inserisce. Leggerlo, in qualche modo, significava, per la classe media italiana, erudirsi. Roberto Mercadini (autore di Storia perfetta dell’errore) recentemente ha fatto notare un suo errore sui peperoni, che non esistevano nel medioevo, nel Nome della Rosa.

Il Nome della rosa, da cui è stato tratto un film omonimo dal francese Annaud e una serie televisiva (disponibile su Netflix), racconta di un thriller-giallo di omicidi dentro un convento ambientato nel medioevo. Baudolino è un altro romanzo ambientato nel medioevo in cui il protagonista, Baudolino, un raccontatore di bugie favolose, diventa stalliere di Federico II in persona. L’isola del giorno prima è il suo romanzo più barocco nella scrittura e parla di un uomo sbloccato su una nave in mezzo al mare.

E’ ricordato anche come un mass-mediologo ed esperto dei media, su cui ha scritto saggi ed articoli (ad es. Sulla televisione) ed un esperto di teoria della letteratura (Lector in fabula, Sulla letteratura).

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In conclusione per Umberto Eco scrivere un romanzo significa riunire delle conoscenze di un dato periodo il più possibile vaste ed omogenee ed in questo è fedele alla definizione stessa di cosa dovrebbe essere un romanzo. Dall’altro lato i maledetti come poeti francesi o come Carmelo Bene si affidano, anche nella stesura dei romanzi, al genio dell’immediato. Certo, anche nella capacità di Eco di armeggiare tutta quella cultura c’è il genio. Frasi in latino, citazioni di filosofi che si scoprono essere in realtà amici dei personaggi della storia, origini di periodi storici a causa delle azioni dei personaggi, tutto torna nel suo romanzo Il nome della rosa (1980), un capolavoro di cesellatura culturale. In realtà però non si tratta di un vero romanzo storico, ma di un medioevo attuale, e coi giochi linguistici tipici di Eco, strizza l’occhio al lettore, diventando un Medioevo caricaturale. Eco stesso disse: ”Il mio medioevo inizia nel 1950”.

Il fatto di scegliere come protagonisti dei monaci pone un sacco di questioni filosofiche fin dall’inizio della narrazione: la fede, la castità, la ragione, ecc; non è un caso che un diversissimo da Eco, Carmelo Bene abbia usato come sua controfigura negli spettacoli e nei romanzi un monaco in Il rosa e il nero, tratto da Il monaco, romanzo gotico di Lewis.

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