Joker di Todd Phillips e gli eroi greci

Un po' come se i personaggi, in un'epoca agnostica avessero sostituito gli dei.

Se è solo una brutta giornata che ci separa dalla pazzia Joker aveva ragione. Questa frase non compare nell’ultimo film diretto da Todd Phillips. Ma Joker, in quanto se stesso, si porta dietro tutti i rimandi narrativi del suo arcipelago fumettistico: nasce nel 1940 accoppiato a Batmann, ma poi, come ogni personaggio, inizia a vivere di vita propria, anche singolarmente in successivi film, libri, fumetti e non solo.

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E’ stato Oreste del Buono (con Rivista Linus), amico, di Carmelo Bene, a fondare in Italia gli studi sul fumetto: il fumetto è riconosciuto come medium per esprimere concetti tramite la narrazione in modo diverso dal film o dal romanzo. Si formano degli arcipelaghi narrativi di personaggi come accadeva già nei romanzi (per es. I tre Moschettieri, tutti i personaggi di Tabucchi) ma quelli fumettistici hanno già delle sembianze, più facili da trasporre sullo schermo. Già dal ’41 infatti in America nascono i primi film al cinema basati su fumetti: Le avventure di Capitan Marvel e poi l’intramontabile Superman (’43). Qui il film su Amazon: https://amzn.to/2C57V8y

Questo permette di veicolare significati che vanno oltre alla singola opera come accadeva nei miti greci, non a caso anche questi vengono chiamati eroi. Come questi cercano di spiegare l’origine di qualcosa o di un comportamento umano e vengono adorati dal pubblico (che a volte li emula con esiti anche catastrofici come nella strage nel cinema negli Stati Uniti). Un po’ come se i personaggi, in un’epoca agnostica avessero sostituito gli dei. E nel film di Todd Phillips, come nel fumetto, dove la gente di Gotham acclama come dei in terra questi super-eroi, questo traspare. Persino nella realtà di tutti i giorni i popolari eroi Marvel e Dc hanno creato dei fenomeni violenti di emulazione per cui in America, la sala della visione del film è stata messa sotto allerta.

Joker appartiene al genere fantasy, il cui iniziatore al cinema è il francese George Melies. In realtà non è il solo a creare un personaggio pazzo e solitario che paradossalmente non può far altro che ridere. Victor Hugo aveva creato un personaggio del genere che aveva un paresi facciale in L’uomo che ride.
Un’ altro libro invece, di cui non ricordo il titolo (credo un autore sudamericano, forse un romanzo di Jorge Amado), presenta un clown che non poteva essere triste perché un intervento chirurgico gli aveva lasciato la bocca in una smorfia di sorriso.
Un libro dell’austriaco Heirich Boll ritrae un clown solo, che ha smarrito ogni valore, e che sferza la società: https://amzn.to/2WKNkA0 [opinioni di un clown].
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Bisogna aggiungere, come hanno detto Stefano Brugnolo e Francesco Orlando, che viviamo in un’epoca che letterariamente parlando, sta mettendo in ombra il Male, il Diavolo, ecc, parlandone poco, mentre un villian come Joker sembra aver dimostrato il contrario anche se recentemente lo studioso Brugnolo si è espresso proprio su Joker dicendo il contrario, notizia che ha riportato anche la Bottega di Narrazione, la scuola di scrittura a cui partecipa anche Giulio Mozzi (editor e scouter, che in molte occasioni a collaborato con lo stesso Brugnolo): https://bottegadinarrazione.com/2019/11/18/costruire-personaggi-la-casualita-o-la-causalita-del-male/

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