George Melies 1902, la nascita della fantascienza al cinema

La luna era la sede della perfezione aristotelica, su cui ancora nessuno era stato, e quindi rientrava a pieno titolo nella fanta-scienza (science fiction, termine inaugurato dal romanzo di Frankestein di Mary Shelley).

Tentò molto tempo prima di immaginare un viaggio sulla luna prima di Kubrick e di qualsiasi piano spaziale degli U.S.A., nel 1902 il francese George Melies con Viaggio nella Luna. Il cinema nasce in Francia. Il primo regista a capire che dopo la scena del treno dei Fratelli Lumière il cinema doveva andare nella direzione dell’inconsueto perché era una nuova tecnica che creava una realtà parallela, a partire dall’inventore del cinema George Eastman nel 1885.
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Melies lavorava come attore e illusionista (stesso mestiere di Orson Welles agli inizi) ed ebbe l’idea di riprodurre le sue illusioni nel cinema vergine, nuovo mezzo di comunicazione. Immaginò di far schiantare un razzo sulla luna inquietando fortemente il pubblico, perché la luna era la sede della perfezione aristotelica, su cui ancora nessuno era stato, e quindi rientrava a pieno titolo nella fanta-scienza (science fiction, termine inaugurato dal romanzo di Frankestein di Mary Shelley). L’assurdità dello schianto sulla luna paradossalmente sembrava credibile, e lo spettatore poteva accettarlo. La luna stessa risultava toccabile grazie alla sua materialità di effetto casereccio e all’assenza di effetti speciali computerizzati.

Il cinema nasceva come il luogo in cui l’assurdo poteva essere mostrato e persino accettato sia a livello estetico che contenutistico come in Elephant man di Lynch (e nei suoi altri lavori).

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Questo film, citato anche nel film Hugo Cabret, riassume il significato della fantascienza: l’immaginazione e la capacità dell’uomo di fare cose impossibili. Vero nella fantascienza come genere. Nel caso specifico l’uomo, dopo cinquantanove anni da quel film è riuscito a sbarcare sulla luna.

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