Filosofo dalla biografia controversa, amico di Felix Guattari, con cui collaborò a molti saggi sul cinema e la filosofia. Il suo Immagine- movimento (Biblioteca Einaudi) è la prima puntata seguita da Immagine-tempo completano l’idea di montaggio già espressa da Carmelo Bene. Il montaggio sarebbe un danno perché aumenta l’illusione spazio-temporale di un film parallela a quella reale. Gille Deleuze nei due saggi analizza i suoi film preferiti, senza dimenticare che sono i film preferiti di un grande filosofo francese nato nel 1925 e morto nel 1995. Definisce il cinema come l’immagine in movimento, cioè tante immagini presentate in un tempo ridotto a grande velocità che danno un’impressione di movimento e coerenza spazio-temporale: a questo si oppose insieme a Carmelo Bene nel saggio in comune Sovrapposizioni. In concreto (Carmelo Bene) dirigendo e interpretando autonomamente i suoi film senza montaggi e interventi sonori o fotografici successivi, addirittura calpestando fisicamente la pellicola per rendere non mediata la sua opera.

Questo oggi rende l’idea contro l’idea strisciante di video per il consumo quotidiano da cellulare. Questa illusione di coerenza spazio-temporale muore aumenta e nello stesso tempo muore (a seconda dei punti di vista) quando, seguendo influencer o youtubers lungo la loro vita. Questa pretesa di oggettività è solo apparente in quanto la fotografia come il video rispecchiano sempre una parte della realtà. Da qui temi caldi del proliferare di fake news o notizie-video che magari mettono in panico le persone (come nei migliori film distopici la stirpe umana finisce la sua esistenza a causa di una pandemia virus, secondo me la cosa più verosimile sarebbe appunto la diffusione di una notizia falsa tramite video, vista la pretesa di oggettività della cultura dell’immagine).

Per questo tornare ai classici che facevano ‘cinema’ con lo studio come immagine in movimento: Kurosawa, Pasolini, Antonioni, tutti citati da Gille Deleuze nel saggio. Ma non per forza questi, ci metterei anche Tarantino (Gille sarebbe stato d’accordo). L’importante è per studiare il cinema per la sua apparente oggettività, per ‘scoprire l’inganno’ (il velo di Maya, per dirla con Shopenauer), per aumentare lo spirito critico, e magari tornare a Netflix (che non demonizzo) rinati.
Ecco il link al video di questo articolo: https://youtu.be/8L-wJ4Tu5og

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Sovrapposizioni (con Deleuze e Carmelo Bene):
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